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Più della metà degli articoli online è scritto dall'IA — la scrittura umana è destinata all'estinzione?

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La linea tra l'autorialità umana e quella delle macchine si sta sfumando, soprattutto ora che è diventato sempre più difficile capire se qualcosa sia stato scritto da una persona o dall'IA. Ora, in quello che sembra un punto di svolta, la società di marketing digitale Graphite ha pubblicato uno studio che mostra che più del 50% degli articoli sul Web sono generati dall'intelligenza artificiale. Come studioso che esplora come l'IA sia costruita, come le persone la usano nella vita di tutti i giorni e come sta influenzando la cultura, ho riflettuto molto su cosa questa tecnologia possa fare e dove manchi. Se è probabile leggere qualcosa scritto dall'IA piuttosto che da un umano su Internet, è solo una questione di tempo prima che la scrittura umana diventi obsoleta? Oppure è solo un altro sviluppo tecnologico a cui l'umanità si adatterà? Pensare a queste domande mi ricorda l'articolo di Umberto Eco «Apocalyptic and Integrated», originariamente scritto nei primi anni Sessanta. Parti di esso sono state poi incluse in un'antologia intitolata «Apocalypse Postponed», che lessi da studente universitario in Italia. In quell'opera Eco traccia un contrasto tra due atteggiamenti nei confronti dei mass media: gli «apocalittici» che temono il degrado culturale e il collasso morale, e gli «integrati» che vedono le nuove tecnologie mediatiche come una forza democratizzatrice della cultura. All'epoca Eco scriveva della proliferazione della TV e della radio. Oggi, spesso si osservano reazioni simili verso l'IA. Eppure Eco sosteneva che entrambe le posizioni fossero troppo estreme. Non è utile, scriveva, considerare i nuovi media né come una minaccia imminente né come un miracolo. Piuttosto, invitava i lettori a osservare come le persone e le comunità usano questi strumenti, quali rischi e opportunità essi creano e come modellano – e talvolta rafforzano – le strutture di potere.

Più della metà degli articoli online è scritto dall'IA — la scrittura umana è destinata all'estinzione?

Umberto Eco e la lezione della mediazione

Il richiamo a Eco aiuta a capire che le paure legate ai mass media non sono nuove. In «Apocalyptic and Integrated» Eco contrappone due atteggiamenti: gli «apocalittici», che temono il degrado culturale e il collasso morale, e gli «integrati», che vedono le nuove tecnologie come forze democratizzanti della cultura. All'epoca Eco scriveva della proliferazione di TV e radio. Oggi è comune osservare reazioni simili nei confronti dell’IA. Tuttavia Eco sosteneva che entrambe le posizioni fossero troppo estreme. Non è utile, scriveva, considerare i nuovi media né come una minaccia imminente né come un miracolo. Al contrario, invitava a osservare come le persone e le comunità usano questi strumenti, quali rischi e opportunità essi creano e come essi modellano – e talvolta rafforzano – le strutture di potere. Mentre insegnavo un corso sui deepfake durante le elezioni del 2024, la lezione di Eco torna utile anche allora. Quei giorni in cui alcuni studiosi e mezzi di informazione lanciavano l'allarme su una imminente “deepfake apocalypse” non erano del tutto infondati: la ricerca mostra che le persone non sono particolarmente brave a distinguere i deepfake. Allo stesso tempo, sovrastimano costantemente la propria capacità di farlo. Alla fine, però, l'apocalisse fu rimandata. Analisi post-elettorali hanno indicato che i deepfake sembravano intensificare alcune tendenze politiche in corso, come l'erosione della fiducia e la polarizzazione, ma non c'è alcuna prova che abbiano influenzato l'esito finale dell'elezione. Naturalmente, le paure rivolte ai sostenitori della democrazia non sono le stesse di quelle che crea per i writer e gli artisti. Per loro, la preoccupazione cruciale riguarda l'autorialità: come può una persona competere con un sistema addestrato su milioni di voci in grado di produrre testo ad alta velocità? E se questa diventasse la norma, cosa comporterebbe per il lavoro creativo, sia come mestiere sia come fonte di significato?

Umberto Eco e la lezione della mediazione

Contenuti online: cosa significa autentico?

Per chiarire cosa si intenda per «contenuti online», la frase usata nello studio Graphite, che ha analizzato oltre 65.000 articoli selezionati casualmente di almeno 100 parole sul Web, è utile tenere a mente quegli obiettivi. Una lettura attenta dello studio mostra che gli articoli generati dall’IA consistono per lo più di scrittura di interesse generale: aggiornamenti di notizie, guide pratiche, post sullo stile di vita, recensioni e spiegazioni di prodotti. Lo scopo economico principale di questo contenuto è persuadere o informare, non esprimere originalità o creatività. In altre parole, l’IA sembra essere utile soprattutto quando la scrittura è poco rischiosa e formula: la lista del weekend a Roma, la lettera di presentazione standard, il testo prodotto per promuovere un’azienda. Un’intera industria di scrittori – soprattutto freelance, tra cui molti traduttori – ha dipinto la sua vita professionale su questo genere di lavoro: blog, materiale pratico, testi SEO e copy per i social. L’adozione rapida dei grandi modelli linguistici ha già spazzato via molte di quelle occupazioni. Il crollo di questa attività richiama un altro tema sollevato dallo studio Graphite: la questione dell’autenticità, non solo nel distinguere chi o cosa ha prodotto un testo, ma anche nel comprendere il valore che gli esseri umani attribuiscono all’attività creativa. Come distinguere un articolo scritto da una persona da uno generato da una macchina? E questa capacità conta davvero? Con il tempo, quella distinzione potrebbe diventare meno significativa, soprattutto man mano che cresce la scrittura proveniente dall’interazione tra esseri umani e IA. Uno scrittore potrebbe abbozzare alcune righe, lasciarle che l’IA le sviluppi e poi rimodellare quell’output nel testo finale. Questo articolo non fa eccezione. In quanto non madrelingua inglese, spesso mi affido all’IA per affinare la mia lingua prima di inviare bozze a un editor. A volte il sistema tenta di rimodellare ciò che intendo. Ma una volta che le sue tendenze stilistiche diventano familiari, diventa possibile evitarle e mantenere un tono personale.

Contenuti online: cosa significa autentico?

Lavoro creativo, copywriting e un nuovo equilibrio

Inoltre, l’IA non è completamente artificiale, dato che è addestrata su materiale creato dall’uomo. Vale la pena notare che anche prima dell’IA la scrittura umana non è mai stata interamente umana. Ogni tecnologia, dalla pergamena e lo stilo alla macchina da scrivere e ora l’IA, ha plasmato come le persone scrivono e come i lettori danno senso al testo. Un altro punto importante: i modelli di IA sono sempre più addestrati su set di dati che includono non solo scrittura umana ma anche testo generato dall’IA e testo co-prodotto da umani e IA. Questo ha sollevato preoccupazioni circa la loro capacità di continuare a migliorare nel tempo. Alcuni commentatori hanno già descritto una sensazione di disillusione dopo il rilascio di modelli più nuovi, con aziende che faticano a mantenere le promesse. Ma cosa succede quando le persone diventano troppo dipendenti dall’IA nella loro scrittura? Alcuni studi mostrano che gli autori possono sentirsi più creativi usando l’IA per il brainstorming, ma la gamma di idee spesso si restringe. Questa uniformità influenza anche lo stile: questi sistemi tendono a portare gli utenti verso schemi di formulazione simili, riducendo le differenze che di solito segnano una voce individuale. I ricercatori notano anche uno spostamento verso norme occidentali – e soprattutto anglofone – nella scrittura di persone provenienti da culture diverse, sollevando preoccupazioni su una nuova forma di colonialismo AI. In questo contesto, i testi che mostrano originalità, voce e intenzione stilistica potrebbero diventare ancora più significativi nel panorama dei media e potrebbero svolgere un ruolo chiave nell'addestramento delle prossime generazioni di modelli. Se si eliminano i scenari più apocalittici e si ipotizza che l’IA possa continuare a progredire – forse a un ritmo inferiore rispetto al passato recente – è molto probabile che la scrittura pensata, originale e generata dall’uomo diventi ancora più preziosa. In altre parole: il lavoro di scrittori, giornalisti e intellettuali non diventerà superfluo semplicemente perché gran parte del web non è più scritto da esseri umani.

Lavoro creativo, copywriting e un nuovo equilibrio

Conclusioni: l'umanità resta al centro della scrittura

Questo articolo non è un'anticipazione di scenari apocalittici: resta valido l’interrogativo su come distinguere tra testo prodotto dall’uomo e testo generato dall’IA, e su quale sia il valore attribuito all’ingegno umano nel contesto digitale. Se si accetta che l’IA possa continuare a progredire, forse a un ritmo più moderato, diventa chiaro che la scrittura originale e pensata dall’uomo può diventare ancora più preziosa. Detto in altri termini: il lavoro di autori, giornalisti e intellettuali non diventerà superfluo solo perché una parte ampia del web non è più scritta da esseri umani.

Conclusioni: l'umanità resta al centro della scrittura