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Iran sull’orlo del collasso proteste di massa urlano 'morte al dittatore' e si estendono in 348 città di 31 province

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L’Iran sta vivendo le proteste più grandi degli ultimi anni: video condivisi sui social mostrano enormi manifestazioni contro l’ala dura del regime a Teheran e in altre città del paese. Il movimento, nato a Teheran a fine dicembre dopo che il valore del rial era crollato a livelli record, si è rapidamente diffuso in tutto il paese ed è ora segnato da manifestazioni di ampia portata in 348 città e in tutte le 31 province dell’Iran. Le proteste hanno lasciato Ayatollah Ali Khamenei, già alle prese con una crisi economica dovuta alle sanzioni e alla guerra di giugno contro Israele, profondamente scosso, in quanto sono le proteste più grandi e più durature che il paese abbia visto negli ultimi anni. Trump ha minacciato ieri di prendere misure severe contro l’Iran se le autorità 'inizieranno a uccidere persone', avvertendo che Washington 'li colpirà molto duramente'. Ma in risposta, in un discorso trasmesso dalla televisione di stato, Khamenei ha detto che non si farà indietro di fronte alla repressione del suo governo contro i protestanti, che ha descritto come 'vandali' e 'sabotatori'.

Iran sull’orlo del collasso proteste di massa urlano 'morte al dittatore' e si estendono in 348 città di 31 province

L’espansione della protesta e la repressione che si intensifica

Secondo l’organizzazione non governativa basata in Norvegia Iran Human Rights (IHR), le forze di sicurezza iraniane hanno ucciso almeno 45 persone, tra cui otto bambini, dall’inizio delle proteste. Ha aggiunto che mercoledì è stato il giorno più sanguinoso, con 13 manifestanti uccisi in un solo giorno. «Le prove mostrano che l’entità della repressione sta diventando ogni giorno più violenta e diffusa», ha detto Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore di IHR, aggiungendo che centinaia sono stati feriti e più di 2.000 arrestati. Le fonti dei media iraniani e dichiarazioni ufficiali hanno riferito almeno 21 morti dall’inizio dei disordini. Mentre le proteste si susseguono, il regime ha intensificato la repressione, tagliando l’accesso a internet e mantenendo la pressione sulle piazze. Mercoledì una polizia iraniana è stata uccisa a ovest di Teheran nel tentativo di controllare i disordini. Nonostante la repressione, le proteste sono proseguite anche di notte; una grande folla è stata vista riunirsi su Ayatollah Kashani Boulevard nel nord-ovest di Teheran e in Abadan. NetBlocks ha osservato che «live metrics show Iran is now in the midst of a nationwide internet blackout».

L’espansione della protesta e la repressione che si intensifica

La risposta del regime e la retorica internazionale

Il discorso di Khamenei includerebbe l’affermazione che Trump ha le mani ‘macchiate dal sangue di più di mille iraniani’ e che l’America sarà ‘rovesciata’ come la dinastia imperiale che governò l’Iran fino alla rivoluzione del 1979. Mercoledì un ufficiale di polizia iraniano è stato ucciso a ovest di Teheran nel tentativo di controllare i disordini. Il giorno successivo le proteste continuavano durante la notte. Un video verificato dall’AFP mostrava i manifestanti a Kuhchenar, nella provincia meridionale di Fars, mentre applaudivano e abbattere una statua dell’ex comandante delle operazioni estere dei Pasdaran, Qasem Soleimani, ucciso in un attacco statunitense nel gennaio 2020. «Pahlavi will return» e «Seyyed Ali will be toppled», hanno gridato i manifestanti, riferiti a Pahlavi e a il leader supremo Khamenei. La contestazione si è estesa anche all’università: gli esami finali all’Università Amir Kabir di Teheran sono stati posticipati di una settimana, secondo l’agenzia ISNA. Il gruppo Hengaw ha affermato che l’appello è stato seguito in circa 30 città, pubblicando immagini di negozi chiusi nelle province di Ilam, Kermanshah e Lorestan e accusando le autorità di aver sparato sui dimostranti a Kermanshah e Kamyaran, ferendo diversi di essi. IHR ha riferito che una donna a una protesta a Abadan è stata colpita direttamente all’occhio. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha chiesto giovedì la «massima moderazione», sostenendo che «qualsiasi comportamento violento o coercitivo dovrebbe essere evitato». Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha condannato l’«uso eccessivo della forza» contro i manifestanti.

La risposta del regime e la retorica internazionale

Slogans, statue e università: come il movimento ha scandito la sua sfida al regime

In Kuhchenar i manifestanti hanno assistito all’abbattimento di una statua di Qasem Soleimani, l’ex comandante delle operazioni estere dei Guardiani della rivoluzione. I dimostranti hanno ripetuto slogan contro la leadership clericale, tra cui «Pahlavi will return» e «Seyyed Ali will be toppled», in riferimento a Khamenei. Il movimento si è esteso anche al settore educativo: gli esami finali all’Università Amir Kabir di Teheran sono stati rinviati di una settimana, secondo ISNA. Hengaw ha riferito che l’appello è stato seguito in circa 30 città, con immagini di negozi chiusi nelle province occidentali di Ilam, Kermanshah e Lorestan e accuse di spari contro i manifestanti a Kermanshah e Kamyaran, ferendo diversi di loro. Amnesty International ha denunciato che «le forze di sicurezza hanno ferito e ucciso sia manifestanti che passanti» usando «forze illegali». L’IHR ha riferito che una donna a Abadan è stata colpita direttamente all’occhio durante una protesta. Masoud Pezeshkian ha chiesto «massima moderazione»; ha aggiunto che «qualsiasi comportamento violento o coercitivo dovrebbe essere evitato». Wadenpful ha condannato l’«uso eccessivo della forza» contro i manifestanti.

Slogans, statue e università: come il movimento ha scandito la sua sfida al regime